Il cappotto di Alex

Alla fine il giorno era terminato, dopo risa, chiacchiere e voci. Ill Natale, quell’anno ,non era stato freddo: una pallida luce opaca si era dichiarata nel cielo senza ne’ illuminare nè riscaldare. Era giorno e basta. L’aria nebbiosa e bianca, spargeva una magia leggera , sembrava tutto avvolto da cotone. Gli inverni recenti , parevano aver affermato che , non avrebbero portato freddo.L’aria quasi densa, senza vento , pareva aver consistenza. Non si riusciva a vedere le montagne, il mondo pareva rifasciato con bende bianche e solide. Il sole non riusciva a bucare lo spesso mantello bianco, dalla finestra si poteva pensare che l’aria fosse pungente, si rimaneva sorpresi nell’uscire e sentire che in realtà, l’aria era morbida e tiepida. . La mattina come sempre nei Natali, lei e lui si erano alzati di buon ora per mettersi avanti con i preparativi del pranzo, accendere il camino, terminare e sistemare gli ultimi regali. Quelle ora silenziose, senza il brulicare continuo di vita in casa, erano preziose e preludevano poi all’esplosione di bisbigli, voci diverse, necessità, grida, rumori di persone che scendono e salgono scale, le stoviglie che si animavano. Un po’ di musica ,bassa bassa , avvolgeva i loro discorsi come la carta di una caramella.Ragionavano seri di tutto quel che rimaneva da fare: c’era da tirar giù dalla credenza del salotto l’antico servizio di piatti della nonna, spostare televisione e mobili per far posto a un tavolo per Figli, mariti di figlie, fidanzati, nipoti, nonni. Riguardare il menu, controllare le quantità, aspettare il risveglio dei ragazzi. Il rito consisteva nello scendere furtivamente sbirciando il salotto dove venivano disposti i regali, colazione varia,di solito apparecchiata la sera prima, , tutti insieme , e poi , via! Aprire i regali!allora ognuno sperava dalla forma del pacco di indovinare il proprio , i bambini si fermavano all’apertura dei primi regali e cominciavano a giocare. lLa sera prima, la vigilia, dopo essere tornati dalla messa di Natale,finalmente i ragazzi si avviavano a letto, e alloravenivano sistemati i regali, sulle finestre sui mobili, sui divani del salotto , messi ad arte, con il grande albero illuminato nel centro della stanza.. E dopo aver dato uno sguardo d’insieme, i genitori e i figli più grandi, riposavano pregustando la sorpresa del mattino e andava a letto, di solito molto tardi, trovando stanze invase da carte da regalo, fiocchi rimasti sui letti, confezioni aperte come bocche vuote. Verso fine novembre , l’agitazione per scovare nuove decorazioni, si impadroniva della madre:andava in cerca di idee nei mercatini e del l’albero vero, , sempre più difficile da trovare in un offerta di abeti di plastica. A lei serviva il profumo. Senza discussione alcuna declamava- finché son viva io.. si fa vero, poi farete come vorrete-Non importava se dopo un po’ gli aghi di pino erano dappertutto, se il cane cercava di scavare nel vaso di terra, se il gatto si appostava per vedersi riflesso nelle palline: il profumo del l’abete era quello che bisognava sentire, altrimenti non poteva essere davvero Natale. Quando uno entrava, si doveva sentire l’odore pungente del Pino, insieme a quello del muschio del presepe, vero anche quello, che doveva sapere di foglie e, umido .Quello , insomma. La donna preparava con i ragazzi , sempre più riluttanti via via che crescevano, piccole scene comiche, poesie , imitazioni. Il padre, invece, cominciava burbero a scuotere la testa, ricordando a tutti per la centesima volta che a lui il Natale non piaceva,In cuor suo, si aspettava comunque che la donna pensasse a qualcosa di particolare per le decorazioni, , inventasse con i ragazzi monologhi e canzoni, per passare la lunga giornata .se vedeva che la moglie traccheggiava o non si vedevano ancora movimenti e nessun bisbiglio segreto per le “ prove” ci rimaneva male, cominciava a prenderla in giro per smuoverla , e ci riusciva. Quando poi la vedeva all’opera, ecco, ne era contento, si rilassava pensando che ci avrebbe pensato lei, il vuoto si sarebbe riempito. e se anche continuava a dire che il Natale non lo sopportava, fra se e se ridacchiava soddisfatto. Forse, pensava, a lui non piaceva il Natale perché nessuno dei suoi familiari, durante l’infanzia, aveva dato importanza a questo giorno e si ritrovava da solo la vigilia, a far l’albero senza nessuna presenza, nessun rito, in solitudine lanciava lo sguardo fuori dalla finestra seguendo i fari delle macchine che si avviavano alla messa di mezzanotte. È così, dopo aver fatto un albero addobbato di pensieri e isolamento, guardava il risultato da lontano e si sentiva spaiato. Andava a letto solo come si era alzato, non c’era niente da aspettare, niente da contemplare ,nessuna magia, solo le luci degli altri . E allora, aveva semplicemente cancellato il Natale, per non sentire più la la presenza di quel luogo disabitato, paradigma della sua infanzia isolata e asettica, senza nessuna contaminazione emotiva. Adesso, però, con gli anni , i figli, tanta pazienza di sua moglie, si affacciava a una qualche felicità , riconosceva la festa, in cuor suo , e, per le possibilità che aveva, era sereno. A lei , invece, Natale evocava l’infanzia, quella bella, delle sorprese, del ritrovarsi, di giocare a cose stupide che non si facevano mai. La spensieratezza, gli odori, le persone.Isuoi giorni di festa da bambina. IConsuoi genitoriVivevano in una casa molto piccola i . Allora, si spostavano mobili, si aggiungevano tavoli, chiedevano in prestito sedie.Arrivavano parenti che non si frequentavano durante l’anno, si mangiavano cibi particolari che non venivano mai cucinati .Nel pomeriggio , poi, venivano gli amici del suo babbo, gente che lavorava con lui, e siccome alcuni erano stranieri o semplicemente di altre città, al padre sembrava di essere un uomo di mondo, smetteva di essere volubile come era, diventava allegro, mangiava cose che non avrebbe normalmente mangiato mai , e poteva succedere qualunque cosa , quel giorno non si sarebbe arrabbiato comunque.Una volta, ricordava lei, il babbo aveva aperto una bottiglia di spumante,prima del pranzo , per dare avvio alla festa ma il tappo aveva centrato in pieno il neon della piccola cucina, i vetri erano schizzati ovunque , cospargendo le lasagne e il tacchino e patate della mamma, rimasta sgomenta, Dopo un attimo di silenzio, il padre era scoppiato a ridere, e nessuno , quella volta, mangió nulla, fu tutto quanto gettato via in un miscuglio di vetri e cose buone e il pranzo fu rimpiazzato da cibo freddo e improvvisato. Nonostante questa disavventura, Quello fu il loro più bel Natale, risero a crepapelle, il babbo con le guance arrossate era affabile e buffo e inaspettato ,mamma l’aveva presa bene , nonostante l’imbarazzo iniziale, gli ospiti si erano poi adattati e sorridevano ,le sorelle ridacchiavano facendo il verso di ciò che era successo.Era possibile sottrarsi a un rito ed era rimasta festa, e risero molto , tutti , per questo fatto e lo ricordarono a lungo. E quando qualcuno raccontava di aver fatto un bel pranzo di Natale, negli anni a venire, in famiglia si guardavano e ritrovandosi improvvisamente , nonostante tutti ormai fossero cresciuti , a volte distanti, scoppiavano a ridere dicendo- mai come il nostro- e allora il Natale per lei era gioco, risate, allegria. Poteva saltare la lampada, cospargere di vetro il pavimento e il cibo, ma non avrebbe potuto succedere mai niente e mai di così inaspettato da determinare l’essere triste o felice. . E negli anni, con l’arrivo dei figli poi, il periodo natalizio era il suo preferito. Non c’era angolo della casa che non si vestisse di qualche fiocco, albero, cuore, e il cotone alle finestre, che per scollarlo poi erano guai.. si riprometteva di non usarlo più, ma l’anno dopo le pareva impossibile anche averlo solo pensato.. e l’albero..: grande, vero, con le palline storiche sempre più graffiate, i festoni argentati sempre un po’ più spelacchiati, ma irrinunciabili, si rimaterializzavano, luci sempre da riguardare, funzionavano non funzionavano e dovevano essere tante, colorate, luce fissa e intermittente. Poi, una volta finito di appendere, accendere, incollare, far illuminare qualcosa ovunque si decretava la morte dell’albero vero facendo, in ultimo, lanciare dai bambini la farina a mo ‘ di neve , e si poteva dire finito. Di solito lo facevano tutti insieme, era considerata mancanza grave non partecipare, erano giustificati solo i figli residenti all’estero che arrivavano per le vacanze, e negli ultimi anni, partecipava un poco anche il marito, come sempre bofonchiando per dire che era contento. Quel Natale, tutto era andato bene. La casa, riluceva di sciocchezze trovate qua e là , il pranzo in allegria e sempre pieno di un cianciare ilare, cibo buono, fratelli che si punzecchiavano scherzando. I regali dopo colazione erano stati scartati e avevano soddisfatto tutti, per un giorno si potevano sospendere i conti, le lavatrici, i rimproveri,tirar fuori solo le tovaglie migliori, i piatti e gli accessori più eleganti. Per una volta lasciar perdere le tovaglie a quadri di pronta apparecchiatura, cercare le posate più uguali possibili, di solito venivano comprati nuovi bicchieri e nuove tazzine in sostituzione di quelle che erano senza manico e incrinate sui bordi.I ragazzi quel Natale avevano fatto scenette buffissime, avevano tutti riso tanto, prendendosi in giro. I soliti due o tre avevano vinto le solite tombole insultati da tutti. Il pomeriggio diversi amici, loro e dei figli, erano passati per un saluto, avevano chiacchierato tranquilli, sereni, ricordando vecchie situazioni e bei ricordi. Fra gli amici dei figli, uno era particolarmente caro ai due coniugi: Alex. Alex era amico del loro secondo figlio . Era piccolo di statura, quasi pelato, aveva un grosso scorpione tatuato sul collo, sembrava un capo gang ed era il ragazzo più buono e generoso del mondo. Per loro era come un figlio, uno di casa , poteva arrivare in qualsiasi momento , nessuno si sarebbe stupito : quella di loro era casa sua. Quel Natale , Alex fece la sua comparsa nel pomeriggio.Indossava abiti molto eleganti, in particolare un cappotto che gli stava un po’ grande, color cammello, di cachemire. Marito e moglie notarono subito l’abbigliamento inusuale, d’altra parte Alex si vestiva come un rapper, sicchè il cappotto elegantissimo , giacca cravatta, destarono stupore. Di fronte alla espressione di sorpresa dei due , il ragazzo guardandoli diritti negli occhi, spiegó-me li ha regalati tuo figlio questi abiti, me li aveva prestati per una festa, una volta, sono rimasti a me- Sorrisero, la donna prese il suo cappotto troppo grande, lo accarezzò e appese il cappotto allattaccapanni,. Il cappotto di soprammise con tutti gli altri e quando la donna faceva via vai dalla cucina al tavolo per portare caffè, biscotti dolciumi, veniva colpita dal cappotto di Alex, che penzolava storto dal monte dei paltò degli altri. Poi, chiaccherarono, fecero qualche giro di gioco a carte, ascoltarono i racconti del ragazzo che era appena tornato dall’estero. Tutto il pomeriggio del dopo pranzo continuarono a mangiare frutta secca, biscotti, cioccolatini. I piccoli giocavamo con i loro giochi nuovi, mai erano stati così tranquilli. Verso la sera, i superstiti cenarono con gli avanzi del giorno di fronte a un cartone animato, riordinarono, Alex si rimise il suo cappotto troppo grande e tutti si scambiarono auguri finali e saluti.Marito e moglie allora, di nuovo si riappropriarono del silenzio che avevano lasciato la mattina, tutto ormai era tornato quieto.Dalla finestra del salotto , l’albero colorato continuava a spengersi ed accendersiFuori, sui balconi dei palazzi di fronte, potevano ancora essere feriti dalla scritta luminosa verde che lampeggiava dicendo “buon natale. “ Ora sembrava già tutto inopportuno. Non aveva più senso il richiamo delle luci, che a loro due sembravano insulti- ora si ora no-. Il giorno era passato, così, attraversato da voci che ora si erano disperse. Anche l’albero di casa, le luci sul camino, quelle dell’ enorme presepe, l’illuminazione che faceva la notte e il giorno dipingendo di bianco e blu i personaggi, attenuandosi piano piano come una fiammella che risorgeva e dava la circolarità al tempo, vennero spente finalmente per la notte. Il giorno dopo non sarebbe stato Natale, perché riaccendere tutto? Le avrebbero riacceso, invece, tutto avrebbe nuovamente riflesso la luce forzata dei Natali, mentendosi a vicenda , cercando di raccontarsi che i vetri scoppiati nella loro cucina non avevano avuto alcun effetto, alcun potere,cercando di credere che tutto era andato lo stesso al proprio posto e che era vivibile. Spensero le luci della casa, controllarono le porte:tutto respirava nel buio, ogni cosa e persona erano suo posto. si avviarono per le scale per raggiungere la loro stanza da letto, compirono le azioni consuete della sera. Ostentavano dialoghi normali, qualunque, – hai visto come è cresciuto il tale? – – la carne era buona, però.. – – che ne pensi se il prossimo anno …- il prossimo anno. Per loro era una tortura che avrebbero voluto risparmiarsi, ma non potevano. Lo sapevano bene. Persi nei propri pensieri che sapevano comuni, si spogliarono, spensero la luce. Si presero la mano, come due vecchi che attraversando la strada hanno paura che l’altro vada più lento. Loro attraversavano l’inferno, senza istruzioni, da tempo, e avevano il passo incerto di chi non sa dove mettere il prossimo piede. E no, non smetteva se si faceva finta di niente. I vetri del neon rotto dallo stapparsi di una bottiglia dal contenuto sconosciuto si erano conficcati nella loro carne,venivano crocifissi ogni giorno e non potevano curarsi, ne buttare via tutto nè dimenticare, perché con un solo movimento, il vetro li dilaniava come una freccia avvelenata. La voce della donna , bassa, rimbalzó e trafisse nel buio: – hai visto il cappotto di Alex?- lui non rispose, strinse più forte la mano, si avvicinarono, fecero l’amore senza nessun piacere, come appesi a qualcosa di fragilissimo che poteva rompersi in qualsiasi momento, farli precipitare per sempre, e sapevano anche questo. Piansero insieme, soli, nel buio. E poi , scopertisi a vicenda, per tutti i natali che avrebbero dovuto passare senza il loro figlio che li aspettava sotto una lapide. Per il cappotto di Alex, troppo grande, che conservava ancora la figura del figlio. Per tutte quelle luci che non aveva aiutato a mettere , per l’assenza ingiustificata nel non fare insieme l’albero di Natale. Perché aveva lasciato le sue scarpe sulle scale e non le aveva più messe. Perché non aveva aiutato i piccoli a montare nessun regalo , e a tavola, neanche a farlo apposta, avanzava sempre qualcosa per lui. Finalmente, dopo una lunga, interminabile farsa, potevano essere chi erano davvero: persi, smarriti, tristi di una tristezza che, maledetta, si poteva nascondere. Ma non sparire. Si riconoscevano a tentoni, ognuno solo e senza speranza, arrabbiati con la vita , fiduciosi solo nella finzione quotidiana. Lei era arrabbiata anche con il babbo: non è vero che se scoppia una bottiglia o un tappo o qualsiasi cosa in cucina e si viene farciti di vetri è lo stesso! Non è lo stesso. Non poteva ormai più avere la spensieratezza dell’infanzia, e Dio solo sa, ora lo capiva, quanto era costato al babbo far finta di essere allegro. Sentiva l’inganno, che tutto bene non era tutto bene, che avevano finto tutto il giorno con l’intento di sopravvivere, sopportando ogni cosa e sorridendo vuoti, insieme. L’uomo invece, dentro di se ,era contento di aver confermato , dall’infanzia, che era tutta una farsa, che era vero che si era soli guardando dai vetri gli altri avere una parvenza di vita scorrere. Come la piccola fiammiferaia, muori guardando meraviglie che non avrai mai. È così, adesso lo sapeva e si, si poteva fingere. Il figlio era morto in un incidente, quello era il primo Natale senza di lui, e loro non volevano viverne altri. Sorridere, chiacchierare, mangiare, conversare. La fatica mostruosa che avevano fatto era tutta in quelle lacrime inutili, inopportune, segrete, che non avrebbero mai visto la luce. Come sempre, non ne avrebbero parlato mai . Lo sapevano loro il tormento, stretti , respirando piano nella quiete della notte che per loro era popolata di ricordi che spuntavano come funghi velenosi, avvelenandoli sempre di più. Potevano essere senza maschera , ora. Rivedendo le scarpe del figlio sulle scale, le sue foto che guardavano lontane. Si chiedevano- ma cosa guardavi? E ora, cosa vedi con i tuoi occhi morti? E dove sei? Perché non ti sei abbuffato di cioccolata con tutti gli altri e invece continui a guardarci da questa lapide? – il silenzio della pietà, aveva la meglio. Ognuno cercava di risalire per non vedere anche l’altro sprofondare, e così, finzione dopo finzione, sarebbe stato ancora Natale, avrebbero acceso ancora luci e mangiato dolci , cucinato per molti e guardato con una stretta al cuore L’ attaccapanni, vuoto di un cappotto troppo grande.Scritto da Sandra vannacci

Aforismi del Mondo di Crimy

“L’arte è un incontro con l’anima, paragonabile a due amanti avvolti nello stesso letto”.

“Se in quello che fai riesci ad emozionare, allora avrai vinto su tutto”

“Non lasciarti soccombere dagli errori, sono gli stessi che ti hanno aiutato ad essere migliore”

“Incontrerai tanti padroni, ma nessuno di essi ammetterà di essere stato uno schiavo”

E poi c’è il mio motto: Togli le ali a una farfalla è diventerà un verme, tienile alte e non permettere a nessuno di toccarle”

Con l’Africa nel cuore

Kinshasa, rappresenta una delle tre mega città africane dopo: il Cairo, (Egitto) Lagos (Nigeria). Dall’inizio del Duemila è ancora uno dei maggiori centri culturali e intellettuali del Centro Africa, dove opera una fiorente comunità di artisti e musicisti ed è considerata la seconda città francofona al mondo, dopo Parigi e davanti a Montréal. Cloe è la protagonista di questa avventura che ha come sfondo proprio Kinshasa. Una donna elegante, intelligente, di successo, che ha incamerato una certa difficoltà a creare legami solidi e importanti. Ad un certo punto si troverà a dover fare i conti con la perdita dei suoi genitori, avvenuta in un incidente stradale. Dopo un periodo di grande sconforto deciderà di mettere a favore dei più bisognosi le sue competenze economiche e professionali, in un progetto unico ed innovativo in Africa. Tutto questo Porterà la protagonista a compiere un’introspezione, ma soprattutto a scoprire un nuovo modo di essere, abbandonandosi a nuove emozioni. Un’opera scorrevole, comunicativa, un connubio perfetto tra amore, amicizia e tematiche sociali. Lella Dellea ha creato anche una collana di poesie: Il viaggio di Cloe, ispirata per l’appunto proprio al romanzo.

Sentirti lontano

Ascolto la tua voce,in un tempo che a me pare ormai infinito, ricordi come una melodia ormai lontani. Uno sguardo,e poi noi,seduti sopra un letto, in una stanza dove il tempo sembra ormai fermarsi .Due anime diventano un solo respiro,la luna incantata ne fá da testimone. Tutto intorno sembra fermarsi: due corpi che s’incontrano, si perdono, in una danza dove il battito dei nostri cuori si mescola ai sospiri, diventando una piacevole sinfonia. Lentamente torno alla realtà, consapevole di averti perduto.

Tutti i colori dell’Amore

59% degli italiani ritiene che gli omosessuali debbano avere gli stessi diritti degli etero. Un dato che purtroppo dimostra quanto siamo ben lontani da paesi europei come la Svezia, Olanda e Spagna. Il termine omosessualità è riferito ad un comportamento variante nell’individuo che prova attrazione sessuale per una persona dello stesso sesso. Molte volte è proprio la famiglia ad aver paura dell’ignominia, ancora oggi si ha il timore di dover dichiarare alla società:”sono omosessuale”. Quest’ultima non è una malattia ma una variante non patologica di un comportamento sessuale. Alessio è il protagonista di “Tutti i colori dell’Amore” scritto da Giusi Viro che, con grande maestria e sensibilità, racconta di un giovane che migra da un piccolo paesino della Sicilia, per trasferirsi a Roma per poter realizzare il suo sogno: diventare uno stilista di successo. L’autrice da anni è impegnata è impegnata nel sociale e si occupa in prima persona per i diritti e le uguaglianze.

Tramonto

L’imbrunire si accinge ad accoglierci nel suo elegante manto
Lo sciabordio delle onde accompagna il nostro lento incedere
Con questo mezzo di fortuna da cui non vorrei mai scendere
Solo natura attorno a noi, pace e serenità con te accanto

La luce del giorno ha lasciato spazio ad un fuoco rossastro
È passato per il giallo, l’arancio ed il cremisi
Ed in quell’ istante i nostri sguardi di questo novello amore intrisi
Si sono fusi in un’emozione , come uniti da un magico nastro

Solo noi con i nostri bagagli di paure, certezze e tormenti
Due adulti pronti ad affrontare insidiose sfide e a lottare
Per ciò in cui crediamo e per ciò che vorremmo diventare
Eppure qui , in questo lago per noi speciale siamo come adolescenti

Innamorati, gioiosi, leggeri
Anche solo per qualche ora, una coppia affiatata
La mia anima che finalmente non si sente più così tormentata
Voglio lasciarmi andare a gioiosi pensieri

Un momento solo nostro che hai saputo inventare
L’ennesimo dono di un uomo unico e meraviglioso
L’unico che si è insediato nel mio cuore orgoglioso
E che mi ha permesso di tornare a credere e ad amare.

La fuga di Zaira

’ notte ormai ed è rimasta solo la luna ad illuminare il cammino,

le fronde degli alberi si agitano carezzate dal vento

il sentiero appare confuso,  irto e procedere è quasi un tormento

eppur non possiamo fermarci , riposare e attendere il mattino.

Non udiamo più le loro voci , le urla i passi concitati,

spero che abbian perso le nostre tracce , che siano lontani

e proseguo con tenacia  mentre stringo le vostre mani

ho paura ma non lo dico, spero non sentiate i miei battiti agitati.

Piccoli miei , siate forti , troveremo la pace!

Una nuova vita, in un luogo bello ed ospitale

il sole è ormai sorto e ai miei occhi stanchi la luce fa male

annusando l’aria sento odore di fumo,  immagino un fuoco e della brace.

Le mie gambe stan cedendo , sono stremata,

quand’ecco uno strano rumore, un auto arresta la sua corsa

Vorrei scappare o almeno urlare, ma attorno alla gola ho una morsa

Ormai è la fine, è da me fuggita  e gli si avvicina, la mia bimba adorata.

Con sommo stupore scorgo sorrisi sui loro volti tesi,

un uomo parla con la mia piccolina

pare  tranquillo e la calma accarezzando la sua testolina,

si volta poi verso me ed il mio neonato di pochi mesi

Ci tende una mano,

mi rialzo con orgoglio e seguo l’istinto

mi lascio aiutare perché so che quel sorriso non è finto

e il suo sguardo è sincero, luminoso e umano.

Dopo tanta fatica siamo giunti a destinazione

lui non potrà più trovarci e costringerci a tornare

continuerà le ricerche  ma poi dovrà abbandonare

andiamo verso il futuro piccoli miei, senza esitazione!

La raccolta s’ispira al romanzo “Con l’Africa nel Cuore”scritto da Lella Dellea

Mr.Snake

Sui gigolò si sa ben poco: la loro figura è associata al film americano interpretato da Richard Gere “American gigolò”. Il termine, di origine francese, originariamente indicava un ballerino che danzava con una dama a pagamento. Rodolfo Valentino, agli inizi delle sue vicissitudini come emigrato negli Stati Uniti, pare proprio che facesse l’accompagnatore per signore. L’ottanta per cento delle donne che decide di pagare un uomo non lo fa per sesso:emerge infatti che le potenziali clienti appartenenti a un ceto sociale medio -alto in realtà cerchino qualcuno che le ascolti, che faccia da fidanzato, o più semplicemente compagnia.

Nyle rappresenta il maschio alfa: avvenente, elegante, scultoreo. Lo sanno bene le lettrici di” A fuego Lento” che si ritroveranno a fare i conti con un personaggio in veste del tutto nuova. Ma l’uomo oggetto può innamorarsi del suo esatto opposto? La normalità può diventare la trasgressione più ambita? A queste domande risponde A D. Viga che con Me.Snake terrà incollati gli occhi di migliaia di lettrici. Da non perdere anche: A Fuego Lento, A Fuego Lento l’inganno e la vendetta, I Segreti e le Vanità, Il Buio Dell’anima, Mr.Snake.

Scrivo creativo

Diventare uno scrittore é il sogno di tanti, ma ben pochi ci riescono. Non basta mettere nero su carta, c’è bisogno di tecnica e soprattutto di alcuni piccoli trucchi che solo i più esperti conoscono. Quale migliore strumento se non un corso di scrittura da poter frequentare direttamente a casa vostra, dal quale poter attingere tutti i segreti di questo affascinante mondo fatto di parole e personaggi talvolta intricati? Jacopo Lupi lo sa bene! Grazie alle sue conoscenze conseguite in ambito editoriale nasce uno strumento che è alla portata di tutti: una guida fatta di esercizi, accorgimenti, frutto della sua grande esperienza nel settore. Editore, scrittore, attraverso le sue competenze acquisite in anni di lavoro, accompagna i lettori in chiave del tutto nuova nel mondo delle parole. Lo strumento giusto per neofiti ma anche per i più navigati: la prima sezione aiuta a pianificare e progettare il lavoro; la seconda entra nel vivo della trama con l’approfondimento dei personaggi, lo spazio tempo e molto altro; l’ultima parte è formata da due capitoli dove troverai due bonus extra, utili a revisionare e perfezionare il testo.

Viola Fusha : la pittrice dell’emozione

Incontro Viola in una fredda mattinata d’aprile: ciò che mi colpisce è la stanza in cui nascono le sue opere. Le pareti sono color tiffany, le tele ben distanziate tra loro. La grande vetrata illumina la scrivania, al centro è posto un vaso riempito da profumatissime margherite, immancabili sono: una miriade di tubetti colorati, che grazie alle mani esperte di questa pittrice, danno vita a veri e propri capolavori. Osservando alcuni dei suoi lavori, emerge il connubio tra pittura e musica, rapporto questo che per lei è inscindibile. È come se la musica, che poi altro non è che armonia, rappresentasse il fulcro da cui si dipana il suo estro pittorico, una sorta di sinfonia da cui prende vita la luce, una sorta di colori che vibrano nelle diverse tonalità dell’iride. Kandinsky diceva:”presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura e smetti di pensare .” Questa frase sintetizza magistralmente ciò che può fare la pittura attraverso quello che gli esperti definiscono vibrazioni dei colori; essi, infatti, tendono ad una rappresentazione astratta e fortemente spirituale: è la volontà pittorica di trasferire sulla tela la sintesi delle emozioni associando la musica ai colori. Viola nasce in Albania il 1/5/1971 appassionata d’arte sin dai tempi del liceo dove tra una lezione e l’altra amava disegnare fiorellini sui quaderni dei compagni utilizzandone  come autografo. Arrivata in Italia, iniziato a dipingere frequentando corsi privati tenuti da eccellenze del panorama artistico sino ad arrivare all’Accademia di belle arti di Brescia. Tante sono le mostre in cui verrà acclamata, sino all’ultima nel 2019 una mostra per un rinomato evento di una associazione albanese che promuove gli artisti del suo paese.

Emozioni che fanno volare
Un giorno di profumo e colori

Lago ghiacciato in Svezia

Stupro

In Italia, secondo l’ultimo report della polizia di stato risalente ai dati del 2019, 88 donne al giorno sono state vittima di violenze fisiche o psicologiche: una donna ogni 15 minuti. Ciò significa che siamo di fronte ad un paradosso. Secondo il Codice dei Diritti Umani dell’Ontario (Ontario Human Rights Code) la molestia sessuale è ciò che si esprime attraverso commenti o condotte vessatorie che si sa o si dovrebbe sapere che sono tutt’altro che bene accette. Monica è una ragazza di 16 anni che viene aggredita e violentata da un branco. Sarà costretta dalla famiglia a nascondere l’accaduto in ragione di una paura recondita di gettare la famiglia nell’ignominia, cosa che molto spesso capita nella realtà, le vittime che denunciano sono poche. Monica tamponerà il suo malessere esibendosi in sensuali danze lavorando in locali notturni, senza mai permettere a nessuno di avvicinarla ed è lì che conoscerà Marco. Stefania De girolamo, con il suo romanzo “Stupro” è riuscita a suscitare l’interesse di grandi nomi come: tg com 24, blasting news, voxlibri.

Se e quando gli ordinamenti giuridici di tutto il mondo equipareranno lo stupro all’omicidio, allora, solo allora potremo chiamarci uomini, solo allora avremo fatto un piccolo, piccolissimo passo verso la civiltà. Stefania De girolamo

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito